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A tu per tu con Cecilia Randall

Buon San Valentino a tutti, oggi vogliamo proporvi per festeggiare con noi la bellissima intervista a un autrice bravissima italiana: Cecilia Randall.

Biografia

Nata a Modena, dopo aver frequentato il liceo linguistico si è laureata in Lingue e Letterature Straniere presentando una tesi sul Romanticismo tedesco e le sue influenze sulla cultura italiana dell’Ottocento. Dopo la laurea ha ottenuto un master in Comunicazione e Tecnologie dell’Informazione presso l’Università di Bologna. Lavora come grafico e web designer in un’azienda specializzata in servizi per il web e occasionalmente come illustratrice. Nel dicembre 2006 ha pubblicato il romanzo Hyperversum, con il quale si è aggiudicata nel 2007 il Premio Letterario Nazionale Insula Romana (XXX edizione) per la sezione “Narrativa edita ragazzi”. Nell’ottobre 2007 è stato pubblicato il secondo romanzo della serie, Hyperversum – Il falco e il leone e il 14 gennaio 2009 il terzo romanzo, Hyperversum – Il cavaliere del tempo. Il 19 ottobre 2010 è stato pubblicato il romanzo Gens Arcana, ambientato nella Firenze rinascimentale medievale di Lorenzo de’ Medici.

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IntervisteRFS

 

A cura di:

Mytra

Ciao Cecilia, benvenuta nel mio salotto. Sono felice di aver l’opportunità di farti questa intervista, per me è come tornare indietro di qualche anno, quando non facevo altro che stare attaccata a qualsiasi evoluzione della Nintendo. Iniziamo questa partita?

Grazie a te per avermi invitato qui! Sono felicissima di fare queste chiacchiere insieme, iniziamo pure!

Hyperversum Next è uscito circa dieci anni dopo la fine della tua trilogia, ho letto però che lo avevi già scritto da tanto tempo. Che cosa ti ha spinto ad avere ancora fiducia nei tuoi personaggi? Non hai avuto paura che, come tutti i seguiti, potesse non essere accolto bene dai tuoi fan?

Avevo una paura tremenda, eccome! In pratica, dopo dieci anni, mi sono riconosciuta in Marc, che teme tanto il confronto con il suo famoso padre. Sapevo che era un rischio enorme ritornare al mondo di Hyperversum dopo tanto tempo, specialmente con un cambio così drastico di protagonisti e di tono, visto che si tratta di un “vent’anni dopo”. Era un nuovo salto nel buio, eppure in un certo senso Marc e Alex mi “chiamavano” dal cassetto in cui li avevo rinchiusi e insistevano per uscire. Nonostante le mille paure, l’istinto mi diceva che questo libro poteva funzionare e che anzi era l’unica strada possibile per tornare al mondo di Hyperversum. Sono felice di non aver sbagliato e devo dire che l’accoglienza calorosissima che il libro ha ricevuto finora è andata ben oltre le mie aspettative. Qualcuno mi ha persino detto che Hyperversum Next è addirittura migliore dei precedenti e questo è un complimento enorme.

Io non ho letto la trilogia precedente, brevemente mi puoi raccontare che cosa mi sono persa?

Una partita a un videogame che si trasforma in un incubo, proprio come accade per Alex, solo che nel caso dei suoi predecessori il gioco mortale dura prima mesi e poi anni. È il padre di Alex a dare il via a tutto: appassionato di videogiochi di ruolo e di Hyperversum in particolare, Daniel coinvolge alcuni amici, suo fratello e la sua ragazza a una partita in gruppo, in cui ciascuno interpreta un personaggio medievale. Tutto bene, anzi divertente, fino a quando i giocatori avvertono un lampo, un improvviso scossone, e si ritrovano intrappolati sulla costa fiamminga nel medioevo vero, nel 1214 d.C., soli, senza niente e a soli pochi mesi dalla guerra che insanguinerà la regione coinvolgendo Francia, Inghilterra, Impero e Papato. A quel punto, devono inventarsi un’identità medievale e recitarla bene per sopravvivere in un mondo in cui la vita di chi non rientra nelle classi sociali prestabilite vale ben poco. In pratica inizia per loro un gioco di ruolo dal vivo, addirittura al cospetto degli uomini più potenti di Francia e Inghilterra, in cui la posta in gioco è la loro stessa sopravvivenza.

Fantasy e storia, realtà virtuale e mondo reale, America e Francia, 1200 e Tempi Moderni. Hai fatto un bel mix! Per quale motivo hai scelto questi elementi?

Ho da sempre la passione per il medioevo e per gli eroi in armatura e la trama di Hyperversum non prevedeva alcun elemento magico o creature soprannaturali, quindi il medioevo vero era lo sfondo perfetto per le avventure dei miei personaggi. Ho scelto la Francia perché quasi tutti i romanzi storici e i fantasy hanno un contesto di derivazione anglosassone e volevo avere nomi e luoghi con sonorità diverse. Per giunta, scegliendo la battaglia di Bouvines come sfondo, avevo la possibilità di sconfiggere in guerra re Giovanni Senza Terra, il “cattivo” di tutte le storie con Robin Hood, e non potevo lasciarmi scappare l’occasione! Infine, ho scelto protagonisti americani perché li volevo più inesperti possibile di medioevo. Noi europei viviamo ogni giorno a contatto con il medioevo anche se non ce ne rendiamo conto. Lo studiamo a scuola, abbiamo sotto gli occhi cattedrali, palazzi e castelli, scavi archeologici, antiche feste folkloristiche e patronali, musei e opere d’arte. Gli americani no, perciò scegliere protagonisti americani mi consentiva di giocare ancora di più sul loro stupore davanti a un mondo così antico.

Curiosità sciocca: se ti trovassi nel Medioevo come ti comporteresti? Scapperesti subito o cercheresti di spiegare come sei arrivata lì? Ti sentiresti in percolo oppure maledettamente fortunata?

Scapperei alla velocità della luce! Come avrebbero fatto anche Daniel e sue figlia Alex, se solo avessero potuto. No, io sto bene nella mia epoca. Il viaggio nel tempo, lo lascio ai miei personaggi e poi mi faccio raccontare da loro com’è la vita nel medioevo!

È un romanzo per adolescenti, nonostante sia rivolto a una platea ancora acerba, tratti tematiche quali fiducia, fratellanza, amicizia, amore, rimorso, senso di colpa. Affronti tutto ciò con delicatezza e semplicità ma nello stesso con tanta profondità. Che differenza c’è tra la scrittura rivolta a un pubblico adulto, difficilmente influenzabile e una rivolta invece a un pubblico il cui carattere è ancora in divenire?

Premetto che con i miei libri non intendo insegnare o influenzare nessuno, ma caso mai riflettere in modo del tutto personale su alcuni temi che affiorano nella trama. Nel momento stesso in cui immagino come reagiscono i miei personaggi in momenti cruciali della loro vita è inevitabile che tra i loro pensieri appaiano le mie considerazioni su tematiche importanti come quelle che hai citato, anche se poi i personaggi si comportano in modo anche molto diverso da quanto farei io (altrimenti avrei tutti personaggi fotocopia!). Non parto mai con l’idea “adesso scrivo un romanzo per ragazzi” o “adesso scrivo un romanzo per adulti”. Seguo l’idea che ho in testa e solo quando sono a buon punto del lavoro di ideazione capisco a quale pubblico può essere più adatta. Ho una personale idiosincrasia per il turpiloquio, la violenza e il sesso gratuiti e quindi già solo per questo il mio stile di scrittura si adatta naturalmente a un pubblico molto ampio, ma in generale il modo in cui scrivo è influenzato per prima cosa dalla storia che devo rappresentare. Per esempio, nel dittico del Millennio di Fuoco sapevo di andare incontro a una storia di vendetta, odio e sangue e lo stile è diventato più duro di conseguenza. Nel caso di Hyperversum Next, i protagonisti adolescenti mi hanno portato istintivamente a un tono più solare e a un linguaggio più colloquiale.

Che cosa hai provato nel vedere Daniel e Ian genitori? In che cosa sono cambiati rispetto alla loro prima volta in Hyperversum?

Adesso che anch’io sono genitore, li amo il doppio di prima! Erano già maturati nel corso della trilogia precedente e in Hyperversum Next lo sono ancora di più. Hanno più anni e più esperienza sulle spalle, ma soprattutto adesso la loro preoccupazione principale è il benessere dei loro figli. Se prima erano pronti a gesti anche eroici per difendere ciò in cui credevano, adesso sono disposti a fare qualsiasi cosa pur di proteggere i loro figli dal pericolo.

Ho letto che hai scritto il romanzo quando ancora non eri mamma. Ora che lo sei invece, se avessi la possibilità di riscrivere i dialoghi tra Daniel e Alex e tra Ian e Marc, cambieresti qualcosa?

In realtà, la possibilità l’avrei anche avuta perché ho rivisto tutto il libro prima di passare alla fase di editing, aggiornando il mio vecchio stile a quello attuale maturato dopo dieci anni di esperienza. Eppure, i dialoghi tra padri e figli non sono cambiati nella sostanza. Ho modificato qualche parola, qualche virgola, ma non i concetti, perché i dialoghi mi convincono oggi così come mi convincevano allora, il che in effetti è sorprendente.

Voglio vedere i piccoli falchi!!! Non può finire così il romanzo. Vuoi dirci qualcosa rispetto ai tuoi progetti futuri?

È davvero presto per parlarne, perché il libro è uscito da poche settimane soltanto. Adesso sono nella fase in cui sto valutando progetti diversi per capire quale tra le tante idee che ho in testa diventerà il mio prossimo libro. Ci vorrà ancora qualche mese prima di avere le idee chiare. Mi piacerebbe però scrivere altre storie che abbiano un tono solare come Hyperversum Next. In questo momento non ho voglia di toni cupi e storie tragiche e mi piacerebbe anche cambiare continente e andare verso Oriente. Il Giappone mi chiama da tanto tempo… ma aspetto di chiarirmi le idee prima di sbilanciarmi.

Hai un’ora a tua completa disposizione: ti tuffi in un videogioco oppure ti immergi un libro?

Libro, libro assolutamente. A maggior ragione ora che sono mamma e ho davvero i minuti contati per qualsiasi cosa, se mi capita di avere un’intera ora per me mi tuffo subito nella lettura.

Grazie mille per il aver giocato con me. Un abbraccio,

Grazie a te per questa fantastica chiacchierata. Ricambio l’abbraccio!

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baby.ladykira

Admin Founder del gruppo ROMANTICAMENTE FANTASY SITO

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